Renick Bell: “Think about the algorithms in your life and who controls them”

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When thinking of the word “algorithm”, it’s easy to relate it to a deterministic context in which everything is under control, procedural and artificial. For some this term may also sound unfamiliar and intimidating but for Renick Bell the algorithms… sound! Computer musician, programmer and teacher living in Tokyo, Renick Bell dedicates to a practice called “algorithmic composition”: he creates music on the fly directly on stage with the help of a computer software, called Conductive, that he personally wrote using the programming language Haskell. On 19th March, Third Space Helsinki hosted him for a live coding-improvisation show. Interestingly, during the performance, he’s not creating or arranging music himself like most musicians do. Instead, he lets the software create musical patterns from an extensive library of many thousand audio samples, and only intervene to modify the result to make it sound appealing. When playing, Renick is never doing it alone: it’s a continuous communication between him and the software, an exchange of signals and feedbacks between the human and the machine. To talk with the software, he writes Haskell commands on a console and the program prints the output produced on another console, in addition, to send the generated audio sequence to the loudspeakers. The system’s heart is made of algorithms that are everything but artificial. Some of them, Renick revealed, are inspired by the growth patterns of branches on a tree, in order to generate sound sequences as Nature itself would conceive. However, similarly to other alternative approaches to composition, Renick’s melodies are not the kind of music that someone might expect to hear on the radio. The pseudo-random generated (but controlled) audio sequences may sound chaotic and meaningless at a superficial listening, but they acquire a special meaning in the context they are settled. The prevalence of the “interesting” rather than the “pleasant” reminds the work of Free Jazz musicians, who elicit unconventional sounds with unusual instruments or harsh techniques. Moreover, Renick uses his show to direct people’s attention about the misuse of algorithms. “Think about the algorithms in your life and who controls them” – he prompts. “Demand that they use the algorithms in an ethical manner”. In the Information Era, software of every sort runs all around us: in our houses, at school, at the supermarket, in our cars, in our pockets. Sometimes can be hard to distinguish between good or bad use of algorithms, but surely software made and meant to create art won’t ever fall into the latter category.

Christian Cardin


Quando si nomina il termine algoritmo, è facile associarlo ad un contesto deterministico in cui tutto è controllato, procedurale e artificiale. Per alcuni questo termine può suonare estraneo e nitimmidatorio, ma per Renick Bell gli algoritmi… suonano!
Musicista, programmatore e insegnante residente a Tokyo, Renick Bell si dedica ad una pratica battezzata “composizione algoritmica”: crea musica in tempo reale direttamente nel palco con l’aiuto di un’applicazione, chiamata Conductive, che lui stesso ha creato usando il linguaggio di programmazione Haskell.
In data 19 Marzo, il gruppo Third Space Helsinki ha ospitato Renick per uno spettacolo di programmazione-improvvisazione dal vivo.
È interessante notare che durante l’esecuzione l’artista non suona né compone musica direttamente, come fanno solitamente i musicisti. Al contrario, lascia che sia il software a creare delle sequenze musicali a partire da una fornita collezione di suoni e registrazioni di ogni genere. Renick interviene solamente per aggiustare i suoni e apporre modifiche alle sequenze prodotte finchè l’insieme generale non gli aggrada. Quando si esibisce, non è mai in solitario: c’è una continua comunicazione tra lui e il software, un botta e risposta tra l’uomo e la macchina fatto di segnali audiovisivi. Per parlare con il programma, Renick digita istruzioni Haskell sulla console dei comandi e l’applicazione risponde con una serie di caratteri su una seconda console. In aggiunta, l’audio così prodotto viene mandato in output agli altoparlanti. Il cuore del sistema è basato su algoritmi tutt’altro che artificiali. Alcuni di essi, Renick ci svela, sono ispirati al modello di crescita delle piante per generare sequenze musicali nel modo piu’ simile a come lo farebbe la Natura stessa.
D’altro canto, similmente ad altri approcci alternativi alla composizione musicale, le melodie di Renick non sono il genere di musica che ci si aspetterebbe di sentire alla radio. Le sequenze musicali sono generate in modo pseuso-casuale, anche se controllate, e possono sembrare caotiche e senza senso ad un ascolto superficiale. Ma non appena le si analizza nel giusto contesto, il tutto acquisisce un senso. La prevalenza di tratti “interessanti” nella musica piuttosto che “piacevoli” ricorda le opere dei musicisti Free Jazz, caratterizzate da suoni stridenti e dissonanti, prodotti con strumenti unusuali e tecniche non convenzionali.
Al termine della sua esecuzione, Renick coglie l’occasione per attirare l’attenzione del pubblico sull’abuso degli algorimi, e degli strumenti informtici in generale. “Pensate agli algoritmi presenti nella vostra vita di tutti i giorni, e chi li controlla” – scrive attraverso la console dei comandi. “Pretendete che vengano usati in modo etico”. Nell’Era dell’Informazione, sofwtare di ogni genere è eseuito tutt’intorno a noi. Nelle nostre case, a scuola o al supermercato, nelle nostre auto e addirittura dentro le nostre tasche. Non sempre è facile distinguere tra buoni e cattivi usi degli algoritmi, ma certamente software intesi e creati per comporre musica non ricadranno mai tra i cattivi.

Christian Cardin

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Renick Bell 

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